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Bio-Grafie Düreriane

Intro: Dalla storia del Mondo alla storia del mondo

Il Liber Chronicarum rappresenta per il giovane Albrecht Dürer il passaggio dalla verginità e dallo stupor di un ragazzo di bottega di genio, all’intuizione di un progetto ambizioso fino alla follia. Contenere tutto lo scibile, storico e cronachistico, religioso e mitopoietico, scientifico, geografico e paesaggistico su un solo supporto, in una sola opera o meglio in una serie infinita di opere che comporrà il suo lascito artistico; distillare dalla carta e dalla tela, suono (dalla parola scritta) e movimento (dalle proto animazioni anamorfiche e subliminali). E’ superato l’insuperabile; è insuperabile la necessità febbrile e maniacale di soverchiare quell’opera e i venerati maestri Schedel, Wolgemut e Koberger in termini di bellezza assoluta.

La capacità dell’artista, la sua maledizione fatta di densità generativa, di essere tutto, letterato e ingegnere, scienziato e poeta, viaggiatore, agente diplomatico e mostro -soprattutto mostro-, l’impossibilità di essere capito fino in fondo e la necessità di essere capito e adorato dalle masse popolari che comprano per pochi pfennig un’incisione al mercato di Norimberga o dai fedelissimi e coltissimi amanti umanisti capaci di attraversare l’iper densità della proposta Düreriana; in famiglia, nell’intimità, invece no:  l’adorazione è impossibile 

Ma il Dürer che troviamo più insopportabilmente vicino è il Dürer geek che cerca di far viaggiare i suoi supporti di carta, legno e metallo alla velocità del silicio. Il Dürer che spreme la mente dei lettori, degli spettatori, unico motore capace di combinare le informazioni super condensate. Per lui è tutta una questione di metadati contenuti, di pixel (di cui è inventore) per inch: da osservare la crescita esponenziale della qualità visiva dei suoi lavori. Come anticipata in questa introduzione, la volontà di dotare le sue xilografie di un “audio”, di animazioni grafiche e geografiche, di raccontare attraverso la parola di Dio la storia del mondo e attraverso la storia del mondo la contemporaneità, la cronaca, cogliendone gli snodi e i (crypto)ritratti che animano il suo torno di tempo con piglio da reporter, con la capacità di trasformare il fantastico e il gotico di gusto tedesco in effetto, in contenuto speciale.

Che dell’effetto speciale ha la volontà di “block-bustering”, accessibile attraverso l’unico motore capace di dare propulsione alla composizione, alla ingegnerizzazione immaginifica.

Il gusto tedesco dell’autore che voleva essere italiano (Wannabe Leonardo), l’horror vacui portato all’estremo,  iper densità, in una singola Xilografia, quella dei cavalieri, che dietro di loro lasciano l’inferno di un luogo esotico che per lui, Gauguin rinascimentale, diviene Tahiti,  quella ”arcadia” Sicilia, popolata di mostri, Giganti e divinità che affiorano dai sassi di rovine fastose, divenuta la sua cifra stilistica, fame insaziabile di luce. Ora San Giovanni e la sua falce mistica sui tempi, diviene l’orologio che rintocca la storia dei cavalieri e del loro processo, il seme della loro protestante secolarizzazione che già annuncia l’evo moderno, tra lettere e mistiche, citazioni bibliche e stelle comete, peccati innominabili, vulcani scintillanti di lava ed eruttive colonne d’Ercole.

Buono studio e buona lettura!

Chi sarà il primo personaggio delle nostre Bio-Grafie Düreriane?

#StayTuned

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