fbpx

LA (1a) VEDUTA DELL’ETNA NELLA STORIA TheEtna #1

Il Vulcanico nella Storia dell’Arte

«Questo lavoro – spiegano i due autori – nasce dalla constatazione che lo stato delle conoscenze delle eruzioni storiche dell’Etna a partire dal 734 prima di Cristo, cioè al tempo della prima colonizzazione greca in Sicilia, è stato profondamente influenzato dalla presenza o meno di documenti grafici capaci di fornire informazioni attendibili sull’andamento delle colate e sui loro effetti nel territorio. In altre parole, in taluni casi l’assenza di fonti iconografiche o lo scarto tra la realtà fisica e il disegno ha generato numerose lacune e incertezze protrattesi nei secoli».

Ed è a partire dal prezioso contributo del Professore Stefano Branca e dell’Architetto Tiziana Abate che proponiamo una retrodatazione delle rappresentazioni iconografiche dell’Etna.

Il Vulcano, l’Etna diviene l’ombelico attorno a cui gravitano alcuni tra i più grandi pittori della rinascenza, è il tentativo pionieristico di questi geni di fornirci una documentazione che alle volte trascendendo la volontà di rappresentazione pittorica sembra presagire la necessità di documentazione (pre) scientifica attendibile, di un fenomeno cosi magnetico e potente, in cui mitopoiesi e osservazione empirica impressionano il nostro taumaturgo ottico.

Descrizione

«La prima attribuzione ad Antonello, riportata dal catalogo – inventario del soppresso Museo Civico (p.22, n. 852), è stata successivamente confermata da Longhi, Venturi ed accolta da numerosi altri critici. La tavoletta, insieme all’altra conservata nello stesso museo, è la prova di un diretto contatto con le Fiandre avvenuto a Milano dove, prima del marzo 1456, Antonello si sarebbe incontrato con Petrus Christus, il più diretto seguace di Giovanni Van Eyck. Tuttavia i documenti fin qui noti non sono tali da poter confermare o smentire questo incontro. Il “S. Girolamo in penitenza”, di poco posteriore ai “Tre angeli”, è ascrivibile al momento stilistico giovanile di Antonello, momento di stretti rapporti con la cultura napoletana, ed in particolare con il maestro Colantonio. La tavoletta è tagliata dal lato di S. Girolamo (maggiore destro). Se il taglio non fosse dovuto a cause accidentali si potrebbe ipotizzare l’esistenza di un polittico di cui la tavoletta faceva parte».
(Inv. N. 2080 C del Museo Nazionale di Reggio Calabria)

San Girolamo, seminudo, in veste di eremita nell’atto di percuotersi il petto con una pietra, dotto sacerdote che tradusse i testi biblici dall’ebraico e dal greco in latino, uomo contraddittorio, che si prendeva cura dei poveri e degli emarginati, ma anche irascibile e dedito alle discussioni, che dopo violenti dibattiti lo portavano ad incolparsi del peccato di orgoglio.
E ritto in quell’orgoglio, il capo proteso, il mento alto e la bocca dischiusa, cosi Antonello lo dipinge, in penitenza inginocchiato; tra rocce inconfondibili, un paesaggio desertico quasi un canyon, la natura rada e cotta della Sicilia con l’erba che sotto il sole implacabile diviene quasi metallica.
A terra purpuree le vesti cardinalizie e il cappello brillano quasi fossero una pozza di sangue a rinnegazione degli onori terreni. Accanto a una roccia abbandonate le letture sacre, a ricordo della sua attività di traduttore della Bibbia in latino con la Vulgata, anche la vanità intellettuale viene rinnegata.
Il santo è rivolto ad un crocifisso appeso alle fronde di un tronco annerito di un albero: croce rustica da crocicchio che piega una natura pagana e infera.
Il leone, al quale il santo aveva estratto una spina dalla zampa e che da quel momento sarebbe divenuto suo compagno inseparabile, il leone quasi umano ai piedi del santo, sfinge imperscrutabile del mistero cristiano.


Sullo sfondo, fra le gole, si snoda un fiume, tra le pareti di roccia le polle di acqua cristallina, da lì si pare una vallata e più oltre una montagna; un piccolo vulcanello fumante guida la vista dell’osservatore verso il massiccio, il fianco nord occidentale della montagna, ornata ad un pennacchio: l’ Etna.

Analisi elementi iconografici

Questa veduta di cui proponiamo l’ipotesi di ambientazione dall’alveo del fiume Alcantara, può esser considerata la prima veduta dell’Etna nella storia.

San Girolamo Penitente nel deserto – 1460/65
Autore: Antonello da Messina | Reggio Calabria, Pinacoteca Civica
Proposte di lettura degli elementi iconografici
  1. Nube Eruttiva o degassazione
  2. Corpo. Etna
  3. Vulcanello + Nube Eruttiva
  4. Fiume Alcantara

Esempi fotografici di vedute dai Nebrodi

l’Etna visto da Dinnammare-Messina ©Pasquale Da Messina

Etna vista dai Nebrodi ©F. Mondello

Ecco il primo step della mappa siciliana di Dürer e Antonello.

Ipotesi punto di vista del dipinto “San Girolamo Penitente” di Antonello da Messina

Antonello fonte di ispirazione

Da Antonello ad Albrecht Dürer

Albrecht Dürer trova nell’opera di Antonello da Messina
una potente ispirazione per il Saint Jerome in the Wilderness.

Da Antonello a Botticelli

Ad Antonello si è certamente ispirato Sandro Botticelli con il suo Pentimento di San Girolamo: una delle tavole dell’altare della chiesa di San Marco, che fu di ispirazione per la battuta di Papa Sisto V: “Girolamo aveva fatto bene a prendere una pietra tra le mani, altrimenti quasi nessuno lo considererebbe un santo”. Botticelli, ispirandosi al grande Messinese, dipinse sulla stretta tavola un’intera scena incorniciata dall’architettura e dalla veduta della città lontana, probabilmente Roma, dove Girolamo era segretario pontificio.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: