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Bio-Grafie Düreriane

Endres (Andreas) von Grumbach

Gran maestro dell’Ordine teutonico Endres (Andreas) von Grumbach (… – †1500) Cavaliere Teutonico, Governatore a Ratisbona, Komtur di Heilbronn, Maestro di Germania (Deutschmeister dell’Ordine Teutonico) dal 1489 al 1498. Fu il collaboratore dei suoi predecessori Letersheim e Neipperg Fu fedele tanto all’Ordine Teutonico quanto alla Casa d’Asburgo. Uomo risoluto nell’agire (rapidità che forse fece da catalizzatore degli eventi), tentò di contrastare le forze centrifughe che portarono alla frammentazione dell’Ordine Teutonico nel tentativo di recuperare i possedimenti del Baliato di Sicilia, sostenne attraverso i suoi visitatori una vera e propria guerra diplomatica che seppur perdente, tenne per dieci anni impegnati l’Ordine, il Regno di Spagna e le Cancellerie imperiale e papale. Uno degli ultimi grandi rappresentanti dell’Ordine Teutonico prima della sua secolarizzazione.

 


Poi, quando l’Agnello aprì uno dei sette sigilli, vidi e udii una delle quattro creature viventi, che diceva con voce come di tuono: «Vieni». 2
Guardai e vidi un cavallo bianco. Colui che lo cavalcava aveva un arco; e gli fu data una corona, ed egli venne fuori da vincitore, e per vincere.

Apocalisse 6,1-8


 

Descrizione paleografica della didascalia di Endres (Andreas) von Grumbach
Evidenziazione dei caratteri dell’epigrafe

Analizzando l’incisione dei “Quattro cavalieri dell’Apocalisse” di Albrecht Dürer conservata presso lo Cooper Hewitt Smithsonian Design Museum di New York osserviamo che l’epigrafe che identifica Endres (Andreas) von Grumbach il cavaliere armato di arco oggetto della iconica raffigurazione – tratteggiata nel progetto grafico che precede alla incisione del Woodcut con linee forti ricavate dall’utilizzo di un doppio pennino spezzato – è collocata sul capo del soggetto, in uno sviluppo ascensionale e discensionale articolandosi tra i capelli e gli intarsi della corona conica che indossa, delineando uno sviluppo su tre livelli sovrapposti , rivolgendosi ad un “lettore” iniziato alle scritte liquidamente dissimulate dal Dürer.


Al piano inferiore, tra le ricciolute propaggini dei capelli e l’attaccatura sinistra della barba ospita il nome Andres (o Endres, a seconda delle interpretazioni); sulla zona apicale della corona (piano superiore) la preposizione Von e infine in un piano mediano, corrispondente alla base intarsiata della corona, il cognome Grumbac, privato della consueta “h” finale.

Dall’aspetto grafico delle lettere si evince l’utilizzo di un alfabeto misto, che prevede una commistione sia dei moduli (maiuscolo e minuscolo), sia del ductus (ora più corsivo, ora più posato), sia degli stili scrittori di riferimento (maiuscola e minuscola gotica, capitale romana, corsiva a carattere personalistico). Essendo i tratti alfabetici perfettamente inglobati e mimetizzati in un progetto figurativo di più ampio respiro, si evince una anamorfosi degli stessi, atta a creare un rapporto quasi osmotico tra testo e immagini, sapientemente calibrato dall’artista.

ANDRES/ENDRES

Di modulo medio-piccolo rispetto alla compagine figurativa e di andamento semi-corsiveggiante, il nome Endres o Andres, presenta l’iniziale anamorficaE/a” (variabile nell’interpretazione a seconda del proporsi al lettore di lingua tedesca o italica) che suggerisce per la sua morbida curvatura una “a” corsiva minuscola dall’occhiello aperto o una E maiuscola molto morbida quasi simile ad una “ε” – epsilon greca e leggermente inclinata all’indietro.

Didascalia individuabile tra i capelli e la barba del cavaliere bianco dell’Apocalisse.

Il fatto che la “a” minuscola aperta non trovi riscontro nel corsivo dell’artista tedesco, potrebbe spingere a leggere l’iniziale anche come una “e” minuscola con occhiello aperto che, al pari della sintetica “s” finale, riprende alcune semplificazioni del tratto riconoscibili nel corsivo düreriano, pur scomparendo nella seconda “e” che appare invece più posata e delineata sia in altezza che in larghezza.

Dettaglio della lettera di A. Dürer a Christoph Kreß, datata 30 luglio 1515 e conservata presso il Kupferstichkabinett di Berlino.
Si noti il ductus della “a”

Dettaglio della lettera di A. Dürer a Christoph Kreß, datata 30 luglio 1515 e conservata presso il Kupferstichkabinett di Berlino.
Si noti l’occhiello semiaperto della “e”

La “s/S” (assimilabile tanto ad una S maiuscola della capitale romana, quanto alla tipica resa di s in fine parola nella minuscola gotica) si caratterizza per la curva superiore convessa a sinistra che tocca leggermente l’occhiello della “e”. 

Dettaglio de “L’arco trionfale” di A. Dürer, una serie di 192 xilografie databile tra il 1515 e il 1517 e conservata presso il Germanisches Nationalmuseum di Norimberga.
Si noti la differenza della “s” gotica ad inizio e in fine di parola

Dettaglio della descrizione di A. Dürer del suo acquerello su carta “Visione di sogni”, datato 1525 e conservato presso il Museo di Storia dell’arte di Vienna.
Si noti la forma sintetica – ma comunque fortemente allungata – della “s”

Si presentano di aspetto maiuscolo e di modulo progressivamente crescente le tre lettere centrali “NDR”, nel cui tratteggio sono assenti l’irrigidimento del ductus e la spezzatura del tratto tipica della “Fraktur”.

Parte centrale della didascalia individuabile tra i capelli e la barba del cavaliere bianco dell’Apocalisse

Il rimando è piuttosto ai caratteri in stile romano disegnati dal Dürer sul modello di scrittura capitale della colonna Traiana

La “D” capitale romana disegnata da A. Dürer sul modello della colonna Traiana.

ai quali sembra sovrapporsi la morbidezza dei nessi caratteristica della corsiva dell’artista: una “N” molto morbida i cui angoli superiore ed inferiore sono trasformati in curve; una “D” regolare il cui spigolo inferiore è lasciato leggermente aperto da mettere a confronto sia con la “D” capitale romana disegnata da Dürer che con il morbido ductus corsivo riscontrabile nelle epistole dell’artista

Dettaglio della lettera di A. Dürer a Willibald Pirckheimer, datata “Venezia, 8 settembre 1506” e conservata presso Biblioteca dell’Università di Heidelberg Si noti la morbidezza e fluidità del ductus corsivo della “D”

sia ancora con il tratteggio posato ma molto morbido dell’iscrizione del celebre Autoritratto di Madrid, complice ovviamente la peculiarità dello strumento scrittorio utilizzato; una “R” piuttosto sinuosa la cui asta verticale leggermente ricurva accompagna, quasi formando un incavo, la pancia della “D” precedente.

Dettaglio dell’iscrizione di A. Dürer sul suo “Autoritratto” del 1498, olio su tavola, conservato presso il Museo del Prado di Madrid.
Si noti il tratteggio morbido della “D” che non perde tuttavia il suo carattere posato

Il riferimento agli stili caratteristici di scrittura di Dürer non deve stupire, in quanto va ricordato che con la sua nuova tecnica xilografica – in cui ogni singola linea variava in lunghezza, direzione e spessore in modo da definire anche le luci e le ombre, oltre che la forma dei soggetti – diventava necessaria una produzione completa da parte dell’artista, che non poteva più demandare la fase di incisione, ma doveva occuparsi di tutto il processo, dall’illustrazione all’incisione della lastra di legno.

Accenniamo infine a un’altra possibile lettura della didascalia Endres, in cui la “E” iniziale sarebbe da rintracciare nella sommità dell’oreficeria della corona come lettera maiuscola in stile goticheggiante rivolta verso il basso, mentre il gruppo  “RES” sarebbe individuabile nei riccioli centrali della barba, definito con tratteggio morbido e arcuato, privo di linee spezzate.

Si notino “E-RES” in rosso, azzurro, e verde
VON

Didascalia individuabile nella parte alta e conica della corona

La “V” maiuscola iniziale dal tratteggio spigoloso trova riscontro nella rappresentazione corsiva di tale lettera da parte di Dürer, che tuttavia rivela una tendenza di più largo respiro (comunque non sempre confermata, se si osserva la “U” di “und” presente nell’iscrizione del celebre autoritratto di Madrid o in altri esempi)

Dettaglio dell’iscrizione di A. Dürer sul suo “Autoritratto” del 1498, olio su tavola, conservato presso il Museo del Prado di Madrid.
Si noti la “U” stretta

non realizzabile nell’incisione per questioni legate alla forma conica del copricapo del cavaliere, ragione che induce d’altro canto l’artista a fondere la curva convessa verso destra della “o” con il tratto verticale della “n”. 

Dettaglio della lettera di A. Dürer a Willibald Pirckheimer, datata “Venezia, 8 settembre 1506” e conservata presso Biblioteca dell’Università di Heidelberg.
Si notino la larghezza e gli svolazzi della “V”

La fusione delle minuscole “on” in quello che appare come un unico segno complesso rievoca il principio di fusione delle curve contrapposte tipico della minuscola gotica: la “o” è costituita da un singolo occhiello non perfettamente chiuso nella sua parte inferiore; della “n” viene tracciata soltanto la seconda gamba, terminante con un piccolo piede d’appoggio che si sviluppa verso destra, sfruttando il cerchio imperfetto della “o” come primo tratto.

GRUMBAC

Didascalia – priva della “R” e della “M” – individuabile nell’oreficeria della corona.

Intarsiato nell’oreficeria della corona osserviamo un attenuarsi delle tendenze corsiveggianti con un uso (eccettuata la M) di un alfabeto maiuscolo che sembra però commistionare tendenze gotiche e tratti più tipici della capitale romana.

Nel nome “Grumbac” privo della “h” terminale ma perfettamente riconoscibile si considerino in particolare gli occhielli chiusi della “G” (che concorrono a renderla simile ad una “B”, com’è tipico della scrittura gotica libraria).

La pancia superiore della “R” accentuata nelle volute, oltrepassa a sinistra la sua asta verticale per andare a chiudersi nella strozzatura mediale, creando quasi un circolo perfetto.

Dettaglio della “R” individuabile nell’oreficeria della corona

Le lettere, si contraddistinguono per l’aspetto posato, ma anche per gli svolazzi e le volute che definiscono in particolare i caratteri “G, R, U, B”.

G-U-B nella forma dei caratteri gotici disegnati da A. Dürer.

Le volute sommitali della “U”, gli svolazzi inferiori e posteriori del tratto verticale della “B”, entrambe dall’andamento sinuoso terminano i loro tratti con volute convesse.

Dettaglio della “M” individuabile nell’oreficeria della corona

Nella “M”, accentuata nelle volute e come la “R” chiamata a fondersi con la decorazione della corona, riconosciamo invece il corsivo di Dürer, qui articolato in una sovrabbondanza di tratti che, proprio perché ridondanti rispetto alle esigenze puramente figurative, si fanno come di consueto indizio dell’anamorfismo del disegno, cui è sotteso il gioco delle lettere stesse e la loro interpretazione formale e contenutistica.

Due dettagli della lettera di A. Dürer a Willibald Pirckheimer, datata “Venezia, 8 settembre 1506” e conservata presso Biblioteca dell’Università di Heidelberg .
Si noti la voluta a sinistra del primo tratto della “m”, di molto più alto rispetto al corpo della lettera.

Dettaglio della descrizione di A. Dürer del suo acquerello su carta “Visione di sogni”, datato 1525 e conservato presso il Museo di Storia dell’arte di Vienna.
Si noti, pur nella fluidità del tratteggio, il risalto dato al primo tratto della “m”.

Differente il gruppo finale “AC” sito subito sotto la “B” dal tracciato più asciutto e privo di elementi ridondanti dove il rimando è, come già evidenziato per le maiuscole di “Endres”, alla capitale romana – in cui percepiamo l’influsso del gotico düreriano.

Gli Ultimi Teutonici di Sicilia

Andreas von Grumbach nell’ultimo tentativo, di far valere i diritti dell’ordine, il 10 agosto 1493 nominava Adolf von Geroldseck governatore della Ballivia (o Baliato) di Sicilia, questi si adoperò per recuperare i diritti perduti e riconquistare i possedimenti per l’Ordine Teutonico[17]ma la situazione era comunque difficile; re Ferdinando il Cattolico, ottenuto il consenso della sede papale l’ 11 marzo 1495 affidò la Magione di Palermo e i suoi diritti al proprio figlio naturale Alfonsoarcivescovo di Saragozza, diritti poi incamerati nel demanio regio spagnolo[18]

La Magione di Palermo

Cercando di ristabilire i privilegi imperiali e dell’ordine sulle proprietà il Deutschmeister Endres Von Grumbach partecipa al Reichstag di Wormsnel 1495[14] Nel 1496 e nel 1497 si recò in viaggio in Spagna, ottenendo anche che l’imperatore Massimiliano si schierasse per gli interessi dell’Ordine; tuttavia le speranze che erano state riposte su Massimiliano, specialmente dopo le risoluzioni di Worms del 1495 dove si credeva potesse attuare il rinnovamento e il consolidamento del potere reale, si dimostrarono vane: non si realizzarono che poche misure. A causa degli interessi della sua casata e delle questioni di politica estera, ad esempio il matrimonio di suo figlio, l’arciduca Filippo con l’Infanta Juana di Aragona e Castiglia, il pericolo che gli spagnoli si alleassero con il suo peggior nemico, il re Carlo VIII di Francia, l’eredità borgognona della sua prima moglie Maria, la figlia di Carlo il Temerario, le pretese Francesi ai territori italiani, in particolare al Ducato di Milano

Andreas Von Grumbach inviò Von Geroldseck al Reichstag di Friburgo. Questi provò a riferire le preoccupazioni dell’ordine alla nobiltà imperiale in un momento favorevole. Massimiliano incaricò i suoi residenti alla corte spagnola, di occuparsi della questione e indirizzò una lettera a Ferdinando II d’Aragona ed alla consorte Isabella, mentre i feudatari imperiali si rivolgevano al Papa.[19]

Naturalmente, non si ottenne nulla; gli spagnoli non intendevano restituire la “Ballivia” di Sicilia.

Adolf von Geroldseck partecipò a una consultazione a Mergentheim il 26 giugno 1498 inviando al maestro di Germania una descrizione dettagliata dei suoi sforzi alla corte reale spagnola cui seguì l’ordine di collaborare con il comandante di [[Blumenthal], Hans Adelmann von Adelmannshausen al Reichstag di Friburgo per prendersi cura degli interessi dell’ordine e del re e delle proprietà imperiali e per indurre un intervento.

Gli sforzi furono comunque vani, faticosi e alla fine senza successo. La lotta per riconquistare il Baliato di Sicilia ebbe termine poco dopo il 1500, alla morte di Endres von Grumbach (A partire dal 1 maggio 1499 è attestato il suo successore ufficiale Hans von Stockheim), seguirono le dimissioni di Adolf von Geroldseck. Conosciamo questi fatti dai Rapporti dei Visitatori al Deutschmeister e da un registro dettagliato, si potrebbe parlare di Diario, cui Von Geroldseck aggiunge anche copie di tutti i documenti pertinenti: missive, resoconti e risoluzioni che furono approfonditi dal professor Bruno Schumacher per la storia complessiva delle regioni di Puglia e Sicilia e che offrono vari spunti sulla pratica amministrativa alla corte del maestro di Germania a Hornneck e soprattutto riguardo le procedure di un Reichstag.

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