Come elabora Leonardo le sue immagini anamorfiche?

Attraverso un sapiente uso dei chiaroscuri e giocando con il rapporto tra sfondo e figure. A partire dai profili delle montagne e dal paesaggio della Gioconda, ma investendo anche parte del velo, della spalla e del braccio  della donna, l’artista sviluppa una complessa “macchina anamorfica”, che non solo fa emergere delle figure grottesche (più di una) ma le dispone in modo da simulare un movimento. Esistono infatti nel dipinto molteplici immagini, che, a loro volta, assumono espressioni e movimenti differenti a seconda della prospettiva di osservazione e dello sguardo dell’osservatore.

Ad esempio, nella sequenza che va dalla figura 1.1 alla figura 1.3 è possibile rintracciare le linee di una figura demoniaca, ma questa stessa, una volta percepita da chi l’ha scorta, si rivela ambigua, o inafferrabile, perché ha contemporaneamente più occhi e di conseguenza assume più espressioni possibili.


E anche la lingua che sembra lambire la guancia della Gioconda, a ben vedere, può assumere posizioni diverse quasi a disegnare un osceno movimento colto nel suo sviluppo.

Eppure, mentre siamo concentrati a indovinare con lo sguardo questo dipanarsi di immagini sovrapponibili l’una sull’altra, ecco che una seconda sagoma prende il posto del demone di profilo e adesso scorgiamo lo stesso di tre quarti (figura 1.4) e con la guancia languidamente appoggiata a quella della donna. Che si tratti dello stesso demone che si è “spostato” nel nostro campo visivo (o che semplicemente noi abbiamo seguito con lo sguardo) lo dimostra la coerenza tra la posizione degli occhi di entrambi e la rappresentazione dell’orecchio, che rimane comune alle due posizioni.

1.4

Non che non sia possibile rintracciare molte altre figure mostruose e deformi nel dipinto,  ma queste due, che poi sono la stessa in posizioni diverse,  rappresentano efficacemente un procedimento strutturato, un metodo di lavoro che era comune a molti degli artisti rinascimentali e che consisteva nel realizzare immagini plurime – e cangianti – costruite ad arte per nascondere nel dipinto altre storie ed altre narrazioni possibili.

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